** COLAIACONO COPY – 06652279 *** TO: 0805740741 – INIZIO=09:18 FINE=09:20 PAG. 2 ** ESITO OK ** DURATA 00:01’49 ***
Alla Procura della Repubblica di Bari – UFFICIO REGISTRO GENERALE – Terminale Fax N. 0805740741Egregio dott. DE BARI,
- LETTERA APERTA AL P.M. Dott. Gaetano DE BARI
- (copia per conoscenza al Sig. Ministro di Grazia e Giustizia e Consiglio Superiore della Magistratura)
milioni d’italiani hanno seguito, con sete di verità, la vicenda della povera ragazza di Gravina. Giornali e televisioni locali e nazionali che hanno riservato ampio spazio a questo terribile omicidio, hanno spesso fatto riferimento alla sua persona: l’auspicio di tutti, soprattutto quello dei genitori della povera Maria Pia, era che l’indagine affidata al suo ufficio, venisse da lei svolta con la scrupolosità e la perspicacia propria del "poliziotto", per chiudere il cerchio nel più breve tempo possibile.
Oggi che il caso sembra risolto, molti si congratuleranno con Lei per la professionalità e la bravura. Io, che il 4 Marzo 1993 accolsi il suo invito, affidandole incautamente copia dell’Esposto riguardante il Provveditore agli Studi, da me inviato all’On. Jervolino il 12 Novembre 1992, non sono tra questi, principalmente per tre motivi:
Il primo è che l’assassino, avendo a mio avviso commesso diversi errori, poteva e doveva essere inchiodato alle sue responsabilità fin dal primo momento <i Carabinieri locali, se consentitogli, avrebbero risolto il caso in meno di 24 ore!>;
Il secondo, collegato al precedente, è che Lei è incorso in "leggerezze" inconcepibili, imperdonabili anche al meno dotato principiante Pubblico Ministero, con il rischio fondato di compromettere seriamente il proseguo dell’inchiesta;
Il terzo, non meno importante, è che ho avuto modo di verificare, in più occasioni, scorretti Suoi comportamenti che hanno favorito personaggi potenti e spregiudicati nella ricerca di protezioni: la Procura di Potenza, chiamata a valutare le mie lamentele che riguardavano anche due Suoi colleghi, decretò il proscioglimento con una, solo apparente, salomonica decisione: "…non è emerso alcun elemento utile per poter configurare a carico dei magistrati indagati, un uso strumentale delle loro funzioni…" e, più avanti "…d’altra parte, le accuse del Broglio Montani appaiono frutto di sue sincere convinzioni che non sono mai sfociate nella citazione di fatti palesemente falsi, configurabili come reato a carico dei magistrati denunciati".
A questo proposito, prima di porLe alcune precise domande, intendo esprimere la mia personale opinione sui mali della Giustizia in Puglia, prendendo spunto da quelle motivazioni che confermano, ove ce ne fosse bisogno, che la GIUSTIZIA in terra di Puglia è tuttora da prima Repubblica: ricorso frequente ai soliti agganci, referenze, raccomandazioni ecc. ecc. E non può essere diversamente se si considera che diversi avvocati sarebbero imparentati con Giudici dello stesso Distretto e che la maggioranza dei magistrati pugliesi sono, come Lei dott. DE BARI, di estrazione locale.
In Regioni <vorrei chiederlo soprattutto al Sig. Ministro di Grazia e Giustizia ed al C.S.M.> dove il potere politico, economico e giudiziario ha fatto del clientelismo e della corruzione il suo cavallo di battaglia, è forse possibile, per magistrato barese, foggiano o potentino sfuggire a tutti quei condizionamenti ambientali che giudicano del tutto regolari i reciproci scambi di cortesia, i favori più o meno leciti, i ricatti ecc. ecc.?
Lei sa che quasi tutte le emittenti televisive hanno diffuso, in questa triste occasione, la Sua immagine. Ebbene, vedendolo seduto alla Sua scrivania il mio ricordo è andato alla mattina del 4 Marzo 1993 ed al successivo giorno 5 Marzo quando, visto il suo particolare interesse alla vicenda del Provveditore Brienza, decisi molto incautamente di aderire al suo invito consegnandoLe, con la letterina da Lei stesso suggerita, copia del voluminoso esposto inviato all’On. Jervolino.
Identiche immagini vidi diffuse, se mal non ricordo, il 16 Giugno del 1993 allorquando RAI TRE e TELEREGIONE aprirono le loro edizioni regionali facendola apparire, compiaciuto, alla Sua scrivania mentre lo speaker, anticipando i primi risultati della Sua indagine <della mia, sig. P.M.>, riferiva che forniture di computer per il valore di circa 8 miliardi e mezzo erano state effettuate alle scuole di Bari da una sola azienda, sebbene i prezzi non fossero proprio competitivi.
Lei, come l’allora Provveditore e, grazie anche a Lei, ora Senatore della Repubblica Giuseppe Brienza, sa bene come e perché quell’indagine, dopo il promettente avvio, è stata da Lei chiusa con la richiesta di archiviazione. Ed altrettanto bene sa perché il Brienza decise di candidarsi con Forza Italia al Senato della Repubblica. Non sa, forse, che l’esclusione da quella lista fu da me chiesta <ed ottenuta> al Coordinatore Regionale del Movimento Pergiorgio FRANCI, il che costrinse il Suo beneficato a ricorrere al Collegio di Rionero in Vulture nella lista Polo di Destra dove, purtroppo per gli onesti, risultò eletto.
Oggi, alla luce della carte contenute nel fascicolo aperto a Roma dove è confluito, dopo la mia opposizione al GIP, il Procedimento autoassegnatosi con il "suggerimento" del 4 Marzo ’93, Le pongo alcune precise domande:
Perché, contrariamente a quanto mi aveva assicurato il 5 Marzo 1993, non si è messo immediatamente in contatto con la Procura di Roma, in ciò contravvenendo alle norme previste dall’Art. 54 C.P.P.?
Per quale motivo, dopo la cordialità dei due incontri e la quasi freddezza del terzo quando le chiesi se il dott. DE PAOLA l’avesse informata sulle notizie da me riferitegli che volevano il Procuratore Capo della Repubblica dott. DE MARINIS "protettore" del Provveditore Brienza, Lei non ha ritenuto di disporre il mio interrogatorio come persona informata sui fatti?
Perché sig. P.M., alle 11,30 del 5 Novembre 1993 decise di ignorare la mia presenza nel corridoio che la separa dall’Ufficio del Procuratore, tanto da non rispondere ai miei tre "buon giorno dottore", ripetuti a distanza di quasi scontro fisico? Lei lo sapeva bene già allora; io, per scoprirlo, ho dovuto invece lavorare sulle carte e sui ricordi!
Lei, per tramite dell’Ufficio di P.G., aveva convocato per quell’ora, nel Suo ufficio, il Provveditore Brienza da me chiamato in causa quale referente occulto della Computer Levante snc <la visione degli atti riscontra pienamente i miei assunti confortandoli con la notizia, a me sconosciuta, che il Suo beneficato risultava notoriamente amante di una delle contitolari della Computer Levante>. La mia presenza nei paraggi del Suo ufficio dunque, non poteva essere a Lei gradita!
Le spiego anche il perché: alle ore 11,40 di quel 5 Novembre 1993, il Provveditore Brienza è giunto all’ingresso del Tribunale dove era atteso dal responsabile dell’Ufficio di P.G. dott. DE PAOLA e da un altro collega. Il dott. DE PAOLA, dopo averlo affettuosamente salutato, si premurava, insieme al collega, di accompagnarlo immediatamente nella Sua stanza lasciando all’esterno l’altro accompagnatore. L’orologio segnava le ore 11,43 e la permanenza si è protratta fino alle ore 12,15. Non poteva trattarsi di incontro casuale, visto che il Brienza era atteso all’ingresso del Tribunale addirittura dal responsabile dell’Ufficio di P.G. <da quando, sig. P.M., le persone convocate o indagate vengono attese all’ingresso del Tribunale, affettuosamente salutate ed ossequiate dai funzionari di P.G.>?
Ed a questo proposito vorrei chiederLe come mai, tra le carte trasmesse a Roma, non ci sia traccia di quell’incontro. Ha forse omesso di redigere il regolare verbale, se non di persona indagata, almeno di sommarie informazioni da parte di persona informata sui fatti?
Perché, dott. DE BARI, di quel Procedimento autoassegnatosi non c’è stata traccia al Registro Generale fino all’interessamento del Prefetto di Bari del 19 gennaio 1994? Perché, malgrado Le avessi fatto recapitare la missiva a firma dell’On. Jervolino che m’informava sui primi esiti a Roma, Lei non ha ottemperato agli obblighi previsti dall’Art. 54-bis C.P.P.?
Veniamo ora a fatti più recenti: in data 15 Marzo 1996, per tramite della Stazione Carabinieri di Putignano, ho inoltrato alla Procura della Repubblica <ma anche al Ministro di Grazia e Giustizia e al C.S.M.> un formale Esposto-Denuncia con il quale, fra l’altro, mi autodenunciavo. Al punto 3.a, infatti, io l’ho accusata di omissione di atti d’ufficio per non aver disposto la mia incriminazione per i reati di falsa testimonianza, calunnia e diffamazione a danno del Provveditore Brienza. Lei, sig. P.M., avendo io confermato a verbale tutte le accuse formulate contro il Provveditore Brienza, non avrebbe a suo tempo dovuto indagarmi e, una volta provate le mie falsità, richiedere il mio rinvio a giudizio? In attesa che l’organo giurisdizionale competente mi convochi in relazione al sopra citato Esposto-Denuncia con le successive memorie integrative, Le rivolgerò qualche altra domanda:
Perché sig. P.M., pur in presenza di evidente e dimostrabile inimicizia, Lei ha formulato una richiesta di rinvio a giudizio nei miei confronti per il reato di cui alla Legge 516/82, evidenziandovi un’inesistente recidiva? Io non conosco, dott. DE BARI, quali siano i Suoi diritti ed i Suoi doveri: credo però che se un P.M., denunciato una prima volta e amichevolmente prosciolto, viene ridenunciato con formali esposti, abbia non solo il diritto ma il dovere di difendere la propria onorabilità e reputazione dimostrando la falsità delle accuse. Nella fattispecie però, Lei non solo non ha difeso la sua rispettabilità ma, con la non astensione in Aula in quel Procedimento, ha dimostrato e confermato che le accuse di tentata intimidazione nei miei, da me formulate nell’esposto-integrazione del 24 Ottobre 1997, sono assolutamente fondate.
Ricordo bene, egregio dott. DE BARI, che nella Sua requisitoria nell’udienza dell’8 Maggio 1998 presso la II° Sezione Penale del Tribunale di Bari, Lei ha chiesto, per il mancato versamento all’Erario di lire 2.175.000 <differenza tra le ritenute operate e dichiarate nel Mod. 770 del 1990> la mia condanna a tre mesi di reclusione, la multa di tre milioni <verificabile, salvo precoce mia sordità, dalla registrazione fonografica> e la non applicazione dei benefici per spedirmi in galera!
Ricorda dott. DE BARI cosa rispose il Presidente all’inizio delle mie dichiarazioni spontanee allorquando, informando la Corte delle denunce presentate contro di Lei, lamentai che la recidiva evidenziata nella richiesta di rinvio a Giudizio da Lei sottoscritta, mi aveva offeso profondamente? Disse il Presidente che nel Decreto che disponeva il Giudizio non era stata contestata nessuna recidiva ed il processo, dopo la mia richiesta di essere giudicato secondo giustizia, si concluse infatti rapidamente con la condanna a due mesi di reclusione e lire 500.000 di multa, pena sospesa.
Ha sbagliato il Tribunale a non contestarmi la recidiva da Lei invocata o è Lei che, abituato all’uso strumentale del potere, voleva spaventarmi affinché mettessi fine alle accuse, molto, molto benevoli, di poco corretti Suoi comportamenti?
Se così non è, egregio dott. DE BARI, non c’è che un’altra verità, altrettanto amara per Lei: dove è la sua professionalità?
Attendo, con impazienza, il Suo esposto-querela, unitamente a quello del Senatore Brienza, sicuramente tra i primi a congratularsi con Lei.
Fiumicino, 9 Marzo 1999
f.to Mario Broglio Montani .........
TRASMISSIONE FAX AL TERMINALE 0039-080-5277287 – PROCURA DELLA REPUBBLICA DI BARI
LETTERA APERTA AL P.M. DOTT. GAETANO DE BARI
Egregio Pubblico Ministero,
poco più di sette anni sono trascorsi dal lontano 9 Marzo 1999, data in cui le inviai una precedente “Lettera Aperta” con l’invito, a Lei ed al suo amico e protetto ex Provveditore agli Studi di Bari Giuseppe Brienza nel frattempo, grazie anche a Lei, diventato Senatore della Repubblica, a formulare querela nei miei confronti.
Da allora molte cose sono cambiate ed è anche normale, a distanza di anni, che l’oblìo prenda il sopravvento. Nel mio caso però, nonostante i tanti problemi che ho dovuto affrontare anche per sue precise, dolose corresponsabilità, c’è una data indimenticabile: 23 Luglio 1993.
Ricorda? Se non ricorda non c’è problema, si posizioni su “Ricorda” e faccia click! Potrà leggere le poche righe del P.S. scritte in quella notte insonne quando il presentimento della mattina si avverò puntualmente.
Non posso dimenticare, inoltre, che a differenza dei primi due incontri, per me incoraggianti visto il suo particolare interesse alla vicenda del Brienza, quel giorno si rifiutò di ascoltarmi e, quasi fossi un delinquente, con una non nascosta irritazione mi invitò a scrivere una raccomandata a differenza del lontano 4 Marzo del 1993 quando, per suo interesse personale si premurò invece, con tempestività, di chiamare l’Ispettore De Paola per redarre – ipso facto – il verbale di acquisizione relativo all’esposto da me inviato al Ministro della Pubblica Istruzione on. Jervolino il 12 Novembre 1992.
Non dimentico che le chiesi di soprassedere e di rimandare il tutto al giorno dopo posto che volevo fare un’ultimo tentativo, l’indomani mattina, di parlare con il Capo di Gabinetto del Ministro Dott. Trainito. Il giorno seguente, 5 marzo 1993, arrivai nel suo ufficio intorno a mezzogiorno e lei, impaziente di entrare in possesso della documentazione in mio possesso (con la letterina da lei stesso suggerita) ebbe quasi a rimproverarmi dicendomi che era in attesa del mio arrivo da più di due ore!
Ahhh... se avessi avuto il dono della preveggenza!
E veniamo al dunque. E normale amministrazione o c’è qualcosa di strano e sospetto se si considera che tutto quello da me formalmente scritto e responsabilmente sottoscritto, anche nel Verbale redatto personalmente dal responsabile dell’Ufficio di P.G. de Paola, non abbia avuto alcun seguito?.
Ho sempre saputo, e l’ispettore De Paola in occasione della verbalizzazione seguita all’acquisizione della documentazione, ebbe con tono quasi intimidatorio a ricordarmelo, che confermando a verbale le gravissime accuse nei confronti del Brienza io sarei andato incontro sicuramente ad un processo per calunnia.
Nulla, assolutamente nulla neanche a proposito del formale Esposto – Denuncia del 15 Marzo 1996 contro di lei e il De Paola e per il quale, a distanza di oltre dieci anni, sono ancora in attesa di convocazione.
Sicuramente la denuncia sarà stata, al pari di tutte le altre archiviata ed io non posso esimermi dal chiederle il perchè io non sia stato ancora rinviato a giudizio. So bene che mai potrò avere un risposta a questo mio quesito e quindi mi permetto ipotizzare quella che è la realtà.
I personaggi da me chiamati in causa sono due, entrambi tenacemente protetti dall’alto al basso, e si chiamano rispettivamente Giuseppe Brienza e Vittorio Spedicati. Tutte e due le vicende sono stata trattate da Lei (alla luce degli eventi nel mio sito ampiamente documentate) in maniera strumentale con gravi omissioni di atti e doveri d’ufficio, favoreggiamento e con gravi danni alla curatela fallimentare, al sottoscritto ed all’Erario.
Per la vicenda riguardante il Provveditore Brienza lei chiese l’archiviazione ed il fascicolo, dopo l’istanza di Opposizione avanzata al GIP, venne trasmessa alla Procura della Repubblica di Roma. Qui, malgrado la documentazione raccolta (4 voluminosi faldoni) aspettavano la trasmissione del fascicolo con la sua richiesta di archiviazione (strano, molto strano che l’iscrizione del Brienza nel registro degli indagati della Procura di Roma risulti effettuata soltanto il 28-2-1994 cioé dopo la ricezione del fascicolo con la sua richiesta di archiviazione).
Tutto ciò premesso, a conferma dell’uso strumentale che lei, nel mio caso, ha posto in essere, la invito a leggere le vicende dei sunnominati Giuseppe Brienza e Vittorio Spedicati, vicende non certo edificanti per lei posto che se avesse tenuto in considerazione gli obblighi a lei spettanti in relazione all’art. 55 c.p.p., si sarebbe evitato:
Che una persona non certo irreprensibile, che ha abusato dei suoi poteri e delle sue conoscenze al Ministero della P.I. per interessi suoi personali e con gravi danni all’erario, venisse per disgrazia degli onesti eletto al Senato della Repubblica, candidato alla Vice Presidenza della Regione Puglia e grazie soltanto alla mia determinazione costretto ad optare per il Parlamento Europeo ed infine, grazie ai Presidenti della Camera e del Senato, nominato addirittura a componente dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici!!!
Che il super protetto Vittorio Spedicati (nonostante le segnalazioni, esposti, denunce, leggibili tutte cliccando sul link Vittorio Spedicati) grazie anche alla colpevole, dolosa “dimenticanza” degli obblighi posti a carico del Pubblico Ufficiale dall’art. 55 c.p.p., ha potuto, grazie ai suoi conosciuti protettori (Lei Sig. De Bari ed il Gen. Rolando Mosca Moschini) e, forse, ad un ancora ignoto importante personaggio, disfarsi impunemente dei suoi beni immobiliari, esattamente come previsto e debitamente segnalato con formale Esposto al P.M. dott. Giovanni Colangelo ed al Comandante del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria fin dal 26 Luglio 1994.
La presenta “Lettera Aperta”, dopo 24 ore dall’invio a mezzo fax alla Procura della Repubblica di Bari, verrà da me inserita nel sito in costante aggiornamento all’indirizzo http://www.vergogna-italiana.info .
Con i migliori saluti ed auguri per una serena Santa Pasqua.
Buenos Aires, 29 Aprile 2006
Mario Broglio Montani
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